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Ritrovare i propri sogni


Ti è mai capitato di trovarti in un momento in cui non riesci a riconoscere il tuo sogno, la tua visione a lungo termine?

A me è capitato di ritrovarmi anni fa in una congiuntura in cui ero come “disconnessa” dalla mia forza vitale, e anche io non ero in grado di riconoscere quali fossero i miei sogni. Li vedo sbiaditi e non li sentivo nella “pancia”: il fatto che qualcosa fosse ai miei occhi come difficilmente realizzabile, censurava ogni coraggio di abbandonarmi ai sogni. Oggi
che ho tanti strumenti in più, capisco che cercavo di individuarli con la mente, che è la cosa più sbagliata che c’è, perché il sogno è la dimensione dell’anima, della nostra parte creativa, bambina, giocosa, intuitiva, che comunica attraverso le immagini, il gioco, attraverso l’intelligenza del corpo e non con il linguaggio della mente.
Questo concetto era ben chiaro agli antichi, infatti psiche viene da psyché che vuol dire anima, anche se oggi psiche viene identificato con la mente.

Quando ci si trova in queste congiunture, può essere molto utile gettare un ponte sul futuro, e concentrarsi sullo stato desiderato, più che sulle condizioni esterne che potrebbero assicurarci a nostro parere la felicità. Lasciamo che la domanda “che cosa desideri” passi in secondo piano rispetto a “come desideri sentirti” “com’è la persona che vuoi diventare”. Lasciamo che il corpo senta ravvivato il contatto con la propria forza vitale, per poter a ritroso, con il proprio tempo interiore, riconoscere i propri bisogni e come poterli soddisfare, per individuare i singoli passi.

C’è una frase molto significativa in un libro che si intitola Il sole il mio cuore, che dice “Se vuoi essere felice devi esserlo adesso … Ci sarà sempre un altro poi, un altro se e un altro ma”. Tradotto nel linguaggio concreto significa che la nostra felicità dipende da noi, e non da una serie di condizioni esterne.
Ne è riprova il fatto che spesso otteniamo le cose che desideriamo e continuiamo a essere insodddisfatti. Nel momento in cui ci assumiamo la responsabilità del nostro stato d’animo, le regole del gioco cominciano a cambiare, perché ci riprendiamo il potere di indirizzare la prua della nave dove desideriamo.
Sono felice perché ci sono, perché mi sento libero di esprimermi, perché sono in contatto con la mia forza vitale, perché non vivo come un addormentato, ma vivo ciò che accade con pienezza. Mi permetto di vedere un fiore che sboccia e di emozionarmi, di vedere un tramonto e lasciarmi sorprendere, esprimo il mio daimon, quell’entità energetica che porta a calare nel mondo della materia la mia essenza.

Prendiamoci dieci minuti ogni giorno per lasciar affiorare pensieri, sensazioni, su quali sono le nostre priorità, cosa è importante per noi, e in un mondo di infinite possibilità come ci piacerebbe poter disporre del nostro tempo. Sintonizziamo la nostra radio sulla frequenza delle possibilità.

Il cosiddetto ruminaggio mentale non ha mai portato nessuno da nessuna parte, se non a rendere pieno di ansie e paure il nostro percorso per raggiungere determinati risulati. Le cose si raggiungono per sforzo o per flusso. Come dei tiratori al bersaglio, individuiamo i veri ostacoli, quelli interni (i pensieri sabotanti, le paure, le visioni distorte che abbiamo di noi), quelli esterni e puntiamo alla meta. Non preoccupiamoci di come, di se un sogno abbia o meno possibilità secondo noi di poter essere realizzato, come dice Goethe “C’è un’unica verità elementare, la cui ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani: nel momento in cui ci si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove…il coraggio ha in sé genio, coraggio e follia”.
Lasciamoci pervadere dalla capacità di sorprenderci. Stabiliamo il nostro intento, e lasciamo che le cose si manifestino in un disegno che non è intellegibile, non sta a noi stabilire il “come”. A noi è dato il compito di ricollegarci a un intento che è in linea con chi siamo, con cosa siamo venuti a fare in questa vita.

E sostituiamo la ricerca dei vari “perché” con “che cosa dice di me questa cosa che è capitata”. Lasciamo fermentare la domanda, e nel tempo arriveranno le risposte giuste.

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